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sabato 10 ottobre 2015

Un prete siciliano ha pronunciato messa nonostante una condanna del tribunale ecclesiastico per abusi sessuali a un minore.

Prete pedofilo ma celebra ancora la Messa: "Il Papa intervenga" In Sicilia il sacerdote, condannato dal tribunale ecclesiastico, è stato autorizzato dal Vescovo a dire Messa. La denuncia di una Onlus

 Un nuovo scandalo pedofilia sembra profilarsi nell'orizzonte della Chiesa mentre è in corso il Sinodo sulla famiglia. 

due giorni fa le dichiarazioni di don Gino di Trento che "giustificava" i pedofili avevano scosso la tranquillità della Chiesa italiana. Ora arriva una nuova accusa che fa scendere un velo su quella lotta alla pedofilia portata avanti da papa Benedetto prima e Bergoglio poi.
Un prete siciliano ha pronunciato messa nonostante una condanna del tribunale ecclesiastico per abusi sessuali a un minore. Lo denuncia viene da una onlus antipedofilia, che ha ufficialmente chiesto a Papa Francesco di intervenire per far finire lo "scandalo". "Carlo Chiarenza - dice Roberto Mirabile, presidente de La Caramella buona - è stato condannato all'allontanamento per 8 anni dalla Sicilia e dalla sua diocesi perchè riconosciuto colpevole dalla sua chiesa di abusi sessuali nei confronti di Teodro Pulvirenti, quando quest'ultimo era un minore. Si tratta di una condanna in primo grado, ma pochi giorni fa il vescovo Nino Raspanti di Acireale (provincia di Catania, ndr) ha scandalosamente autorizzato Chiarenza a concelebrare una messa davanti a tanti fedeli".
La Messa, ha aggiunto la onlus, si è tenuta nella chiesa di Aci San Filippo, in provincia di Catania. Mirabile ha poi ricordato il caso di don Gino e delle sue parole "oscene e censurabili" sui bambini e sulla pedofilia: "Quelle erano parole - ha concluso- qui invece si è passati ai fatti".http://www.ilgiornale.it/news/cronache/prete-pedofilo-celebra-ancora-messa-papa-intervenga-1180571.html

mercoledì 7 ottobre 2015

Il prete giustifica la pedofilia


"I bambini cercano affetto". La diocesi lo sospende dagli incarichi
 Intervistato da La7 aveva "accusato" i bambini di essere la causa scatenante. L'arcidiocesi si dissocia e revoca gli incarichi al sacerdote

"La pedofilia posso capirla, l'omosessualità non lo so". Inizia così l'intervista di don Gino Flaim, collaboratore pastorale della parrocchia di San Giuseppe e San Pio X di Trento.
 Parole incredibili che hanno lasciato interdetti tutti gli ospiti dello studio di La7 durante la trasmissione "L'aria che tira"."Io sono stato tanto a scuola - continua il prete - e conosco i bambini. Purtroppo ci sono bimbi che cercano affetto perché non lo hanno in casa e quindi alcuni preti possono anche cedere". E alla domanda "sono quindi i bambini a provocare la pedofilia?", il parroco trentino annuisce. E aggiunge: "In buona parte sì". Insomma, la colpa è la loro (guarda qui il video).

      
"Ma che ho detto di tanto grave?". Sacerdote dal 1966, quando aveva 26 anni, collaboratore pastorale della chiesa di San Pio X a Trento, Don Gino Flaim, 75 anni, non sa ancora che le sue parole sui preti e la pedofilia hanno sconcertato l’Italia. La Curia trentina si è dissociata e gli ha revocato gli incarichi. "Sono qui davanti al computer a cercare di capire che cosa hanno trasmesso. Ma si sono presentati alla porta, non mi hanno nemmeno messo il microfono, ho detto solo poche parole, se ho detto qualcosa di grave l’ho detto senza saperlo" sottolinea Don Gino. Sui preti pedofili "ho detto che li capisco, non che li giustifico. È molto diverso". Dopo il clamore, "ho dovuto spegnere il telefono, non posso aprire la porta, ma mi mandano messaggi su Facebook. Ma sa che le dico? Quando ero giovane un vecchio sacerdote mi disse di andare sempre dritto per la strada principale, senza nascondersi. E così ho fatto anche questa volta. Pazienza, è stato messo in croce anche Gesù Cristo".
Il sacerdote prova a chiarire il senso delle sue affermazioni sui bambini che cercano affetto.

Ma non finiscono qui le dichiarazioni del parroco. Incalzato sulla necessità per la chiesa di condannare o meno la pedofilia, don Giulio dice che piuttosto "è un peccato e come tutti i peccati vanno accettati". Un'intervista che getta al vento tutte le parole di condanna alla pedofilia fatte da papa Benedetto prima e da Bergoglio poi.
L'attenzione si è poi spostata sul tema dell'omosessualità, in questi giorni al centro della discussione del Sinodo. Polemiche rinfocolate da coming out del teologo del Vaticano. "Le malattie vengono", inizia don Gino. Ed è una malattia?, gli viene chiesto: "Penso di sì - insiste - e penso che dentro a chi vive queste situazioni, pedofilia e omosessualità, ci sia molta sofferenza, perché si vede diverso e cerca di venirne fuori". "È umano", conclude don Gino. Chissà cosa ne pensano i bambini vittime della pedofilia.
Dopo qualche ora è comparso un comunicato della Chiesa di Trento che "si dissocia pienamente dalle dichiarazioni rilasciate da un anziano prete diocesano". "Egli, interpellato dalla cronista in un contesto del tutto casuale - prosegue la nota - ha espresso argomentazioni che non rappresentano in alcun modo la posizione dell'Arcidiocesi di Trento e il sentire dell'intera comunità ecclesiale". E per cercare di spegnere la polemica, il Vescovo ha anche deciso di revocare l'incarico di collaboratore pastorale e ne ha bloccato la "facoltà di predicazione".http://leggo.it/NEWS/ITALIA/don_gino_pedofilia_omosessulit_amp_agrave_diocesi_trento_revoca_incarichi_foto_video/notizie/1606412.shtml

sabato 3 ottobre 2015

I pedofili prendono le foto dei bambini dai social network dei genitori.

La ricerca dell'Australia's new Children's eSafety

Per i genitori sono le foto dell'amore e dell'innocenza ma per un pedofilo sono un bottino ghiotto. E difatti circa la metà del materiale rinvenuto nei siti pedopornografici proviene dai social di papà e mamme che volevano semplicemente condividere un momento di gioia del loro bambino.
L'impressionante dato emerge da una ricerca della Australia's new Children's eSafety, l'organismo australiano che ha il compito di monitorare la sicurezza dei minori online. Dallo studio delle foto sequestrate nell'ambito delle ricerche di polizia contro la pedofilia sul web, dunque, è risultato che nel 50% dei casi si trattava di milioni di immagini di bambini che svolgono le normali attività quotidiane come nuotare, fare sport e nuotare. Foto che, agli occhi degli stessi genitori o dei loro amici, appaiono perfettamente innocue ma che nei dossier dei pedofili vengono sessualizzate con commenti irriferibili.
Un componente della Australia's new Children's eSafety spiega come è possibile che gli scatti dei nostri figli possano finire nelle mani sbagliate: "Molti utenti dicono chiaramente di aver preso quel contenuto trafugandolo da un profilo nei social e spesso queste persone si scambiano l'indirizzo mail con l'invito di connettersi fuori dal sito per vendere il materiale".
Toby Dagg, un investigatore che lavora per la commissione australiana, riporta che in un sito frequentato dai pedofili, dove erano catalogate 45 milioni di immagini di bambini anche molto piccoli, circa la metà sembravano prese direttamente dai social e poi etichettate in categorie con nomi del tipo: "Le amichette di mia figlia su Instagram".
La stessa commissione avverte che spesso i genitori non si accorgono di quanto sia semplice rubare una foto postata su Facebook, anche perché dimenticano di postarla in un contesto privato utilizzando gli strumenti che il social comunque ha messo a disposizione per proteggere la privacy. E lancia un avvertimento a tutte le mamme e ai papà: "Una volta che hai condiviso una foto su Facebook, hai perso il controllo sul suo destino".
http://www.huffingtonpost.it/2015/10/01/pedofili-foto-social-geni_n_8227954.html?ncid=fcbklnkithpmg00000001

mercoledì 23 maggio 2012

Pedofilia: CEI, non c'è obbligo di denuncia

Il Vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l'obbligo giuridico di denunciare all'autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto». Nell'ultimo decennio 135 preti accusati, 77 giunti a Magistratura

 

CITTÀ DEL VATICANO - Entrano in vigore, senza alcuna sorpresa, le annunciate linee-guida della Cei «per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici» richieste dalla Santa Sede ad ogni episcopato mondiale.
Come ampiamente previsto, il documento stabilisce che «il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l'obbligo giuridico di denunciare all'autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto» in merito ad abusi sessuali compiuti da sacerdoti su minori. Tuttavia è «importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell'ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria civile». Una linea giurisprudenziale che non prende in considerazione la fattispecie del favoreggiamento della pedofilia e che venne preannunciata nel maggio del 2010, quando il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, spiegò che «la normativa italiana non prevede l'obbligo di denuncia in questi casi».
Le linee-guida - una decina di cartelle - espongono la procedura della prima «accurata ponderazione circa la verosimiglianza» delle notizie sugli abusi sessuali compiuti da un sacerdote su un minore, poi la «indagine previa» e il successivo procedimento canonico. «E' opportuno che una documentazione del caso rimanga nell'archivio segreto della Curia». Nel secondo capitolo le linee-guida affrontano il tema dei «rapporti con l'autorità civile». Oltre all'assenza di un obbligo di denuncia, il documento Cei prevede che, in forza del codice penale italiano (articoli 200 e 256) e della revisione del Concordato (articolo 2), «i vescovi sono esonerati dall'obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero». Le linee-guida si concludono precisando che «ferma restando la competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede, la procedura relativa ai singoli casi è di competenza del Vescovo del luogo ove i fatti stessi sono stati commessi. Nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza Episcopale Italiana».
Le linee-guida contro la pedofilia erano state chieste dalla Santa Sede a tutti gli episcopati mondiali, con una lettera circolare del maggio 2011, successiva allo scoppio dello scandalo nel 2010 e il 'giro di vite' della normativa canonica voluta dal Papa. Era proprio il maggio di quest'anno la scadenza e il documento italiano, elaborato nei mesi scorsi e presentato ai vescovi riuniti in questi giorni nell'assemblea episcopale di primavera, ha già fatto «un passaggio informale ma autorevole» dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della fede, che «ha preso atto che la Conferenza episcopale italiana ha recepito debitamente» le indicazioni vaticane, ha riferito in conferenza stampa il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata.
«Il triste e grave fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici sollecita un rinnovato impegno da parte della comunità ecclesiale, chiamata ad affrontare la questione con spirito di giustizia, in conformità alle presenti Linee guida», è l'esordio del documento, secondo il quale «assume importanza fondamentale anzitutto la protezione dei minori, la premura verso le vittime degli abusi e la formazione dei futuri sacerdoti e religiosi».
Le linee-guida non recepiscono, peraltro, una serie di indicazioni elencate nella circolare vaticana. Tra l'altro, quel documento raccomandava che «le autorità ecclesiastiche si impegnino ad offrire assistenza spirituale e psicologica alle vittime»; sottolineava la necessità di riservare «una diligenza particolare» al «doveroso scambio d'informazioni in merito a quei candidati al sacerdozio o alla vita religiosa che si trasferiscono da un seminario all'altro, tra diocesi diverse o tra Istituti religiosi e diocesi»; sottolineava l'esistenza di programmi educativi in ambito ecclesiale «di prevenzione, per assicurare 'ambienti sicuri' per i minori»; ricordava che il Papa ha incontrato diverse vittime di preti pedofili e sottolineava che «la Chiesa, nella persona del Vescovo o di un suo delegato, deve mostrarsi pronta ad ascoltare le vittime ed i loro familiari e ad impegnarsi per la loro assistenza spirituale e psicologica». L'ascolto delle vittime e un «più rigoroso percorso formativo dei sacerdoti» erano peraltro presenti, a quanto si apprese, nella bozza delle linee-guida approvate oggi.
In conferenza stampa, monsignor Crociata ha peraltro reso noto, per la prima volta, un dato preciso di abusi sessuali emersi nel decennio che va dal 2000 al 2010, ricavato da una «ricognizione» compiuta presso le diocesi italiane nel corso degli ultimi anni. Sono 135 i casi «non solo verificatisi, ma emersi» nel corso del decennio, ha riferito in una conferenza stampa dell'assemblea di primavera della Cei. La cifra è relativa al numero di sacerdoti accusati, non al numero di abusi compiuti. Rispondendo alle domande dei giornalisti, il presule ha precisato che 135 sono i sacerdoti segnalati alla congregazione per la Dottrina della fede, il dicastero vaticano responsabile del 'dossier' pedofilia, mentre alla magistratura italiana sono stati denunciati 77 sacerdoti. Sul complessivo numero di 135, la congregazione della Santa Sede è giunta a 53 condanne e 4 assoluzioni, mentre i restanti 78 casi sono in istruttoria. Sulle 77 denunce giunte alla giustizia italiana, 22 preti sono stati condannati in primo grado, 17 in secondo grado, 21 hanno patteggiato, 5 sono stati assolti, 12 archiviati.
 http://www.lapoliticaitaliana.it/Agenzia/?d=20120522&id=60136

lunedì 13 febbraio 2012

Abusi sui minori: il Vaticano va al rendiconto Per la prima volta un convegno sulla pedofilia

Il simposio della Gregoriana dovrà sciogliere due nodi fondamentali: il vescovo deve denunciare sempre i crimini alle autorità di polizia o deve farlo solo nei paesi dove lo obbliga la legge? E poi: si dovranno aprire indagini per scoprire i casi insabbiati del passato? Su questo punto molti sono contrari
E’ la sfida del Vaticano dinanzi alle responsabilità della Chiesa per gli scandali di pedofilia. Confrontarsi con le vittime e riformare l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche rispetto a decenni (e secoli) di abusi. L’ambizioso progetto, che sarà lanciato in un simposio di quattro giorni all’università Gregoriana e che proseguirà con un programma di formazione continua sul web per la durata di tre anni, rivela la consapevolezza di papa Ratzinger della necessità di dare una scossa alla Chiesa universale perché nessuno si illuda che sia ‘passata’ la tempesta provocata dalle violenze ai minori. “Verso la guarigione e il rinnovamento” è il titolo dato all’iniziativa, sostenuta dalla Segreteria di Stato, dalla Congregazione per la Dottrina della fede e da altri dicasteri vaticani, che lunedì riunirà per la prima volta a Roma – a discutere con psicologi ed altri esperti – vescovi e religiosi di tutto il mondo, delegati di oltre cento episcopati e una trentina di ordini religiosi. A suo modo è un evento storico, che va al di là dell’emanazione di norme più severe da parte del Sant’Uffizio. L’obiettivo è quello di mobilitare tutta la Chiesa sul dramma (e le responsabilità) dell’abuso sessuale all’interno delle proprie file, gettando le basi di una strategia globale. Imperniata su tre punti: 1. attrezzare diocesi e parrocchie nella vigilanza, nella scoperta e nella denuncia del fenomeno; 2. coinvolgere concretamente nel contrasto alla pedofilia tutta la comunità ecclesiale; 3. portare in primo piano la sorte delle vittime, ascoltarle, prendersi cura di loro, accompagnarle in un percorso di guarigione dai traumi. Motori dell’iniziativa sono due personalità particolari. Un maltese e un tedesco. L’uno “promotore di giustizia” (procuratore generale) del Sant’Uffizio, l’altro cardinale di Monaco di Baviera. Il maltese Charles Scicluna, uomo di fiducia di Benedetto XVI, è il prelato che l’allora cardinale Ratzinger, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, spedì negli Stati Uniti e nel Messico durante l’agonia di Giovanni Paolo II per indagare sui crimini di Marcel Macial, fondatore dei Legionari di Cristo. In una dozzina di giorni, prima ancora che si aprisse il conclave che elesse Benedetto XVI, Scicluna tornò in Vaticano con prove schiaccianti che inchiodarono Macial e portarono alla sua rimozione e poi alla sua damnatio memoriae. Sull’Avvenire il maltese ha criticato nel 2010 la “cultura del silenzio”, che aleggia nella Chiesa italiana a proposito degli abusi. Oggi insiste sulla necessità di “prevenire altri crimini”, sostenendo che non bisogna “partire dall’omertà” ma bisogna avere di mira la guarigione delle vittime. Che anzitutto vanno ascoltate. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, è il cardinale che nella sua diocesi ha data carta bianca ad una donna, l’avvocato Marion Westpfahl, per un’inchiesta indipendente sugli abusi del clero.

Il risultato, comunicato pubblicamente, è che dal dopoguerra ad oggi si sono verificati nella diocesi monacense circa trecento casi di abuso, ignorando sistematicamente le vittime e con una diffusa manipolazione e distruzione della relativa documentazione. Domanda: come mai nessun cardinale italiano ha promosso una simile inchiesta? Perché non è stata aperta un’inchiesta ecclesiastica in nessuna parte d’Italia con la sola eccezione della diocesi di Bolzano-Bressanone? Sul sito della diocesi di Monaco appare ben chiaro l’indirizzo di due avvocati a cui le vittime possono rivolgersi per segnalare abusi. E anche il programma di rimborso delle terapie psicologiche e di risarcimento danni per i minori violati. Al convegno – cui seguirà a cura dell’università Gregoriana la creazione di una banca dati – interverrà una vittima celebre, l’irlandese Marie Collins. Nel 2009 denunciò “con orrore” il palleggio di responsabilità sul suo abuso tra le autorità di polizia e il suo vescovo. “Ero sorpresa di quanto fosse noto sul mio abusatore”, raccontò. Il vescovo ausiliare della sua diocesi avrebbe voluto denunciare il crimine, ma l’arcivescovo McQuaid non fece nulla. “Fui mobbizzata e minacciata”. Il simposio della Gregoriana dovrà sciogliere due nodi fondamentali. Dovrà o no il vescovo denunciare sempre i crimini alle autorità di polizia? O deve farlo solo nei paesi dove lo obbliga la legge? Papa Ratzinger finora non ha dato l’ordine di denunciare immediatamente. Tutte le associazioni a tutela delle vittime invece lo esigono. Il secondo nodo riguarda l’apertura di indagini per scoprire i crimini insabbiati del passato. Molti episcopati, fra cui l’italiano, non vorrebbero imboccare la strada della trasparenza a 360 gradi.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/abusi-sui-minori-il-vaticano-al-rendiconto/188975/

domenica 12 febbraio 2012

Pedofilia nel clero, il promotore di giustizia: “Basta con l’omertà”

pedofilia clero promotore giustizia 













A proposito della pedofilia nel clero si è espresso anche Charles J. Scicluna ed è il “promotore di giustizia” della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ciò che è emerso dalla sua opinione è il fatto che occorre finirla con l’omertà e che prestare attenzione alla reputazione della Chiesa non una priorità assoluta. Il punto principale consiste nella ricerca della verità, che non è una questione da sottovalutare, secondo l’alto prelato. Nel frattempo si sta lavorando a delle linee guida antipedofilia.
Le parole di Charles J. Scicluna sono state molto chiare: “Esiste ancora nella Chiesa una certa cultura del silenzio, ma dobbiamo uscirne. Basta con la mortale cultura dell’omertà. La ricerca della verità è un dovere morale e legale. Perché chi inganna, chi non denuncia, è nemico della giustizia e quindi della Chiesa.
Intanto nell’ambito del simposio internazionale «Verso la guarigione e il rinnovamento», che sta vedendo riuniti vescovi, rappresentanti di conferenze episcopali e ordini religiosi, sta mettendo a punto comportamenti che dovranno essere seguiti negli ambienti ecclesiastici di tutto il mondo.
Si sta quindi facendo sempre più strada la linea portata avanti da Benedetto XVI. A questo proposito monsignor Scicluna ha fatto presente: “Se c’è un crimine, c’è il dovere di cooperare con la giustizia civile: il Papa chiede piena cooperazione con le autorità civili e con le leggi locali.
L’intento è quello di agire , per fare prevenzione e per collaborare con le autorità civili, in modo da far diminuire i casi di abusi, che nell’ultimo decennio sarebbero pari a 4.000, di cui molti anche in Europa.
La responsabilità è anche dei vescovi, secondo monsignor Scicluna, che spesso sottovalutano il problema, fanno prevalere l’ottica del perdono, non sanno cogliere i campanelli d’allarme e cadono in questo modo in degli errori che dovrebbero essere evitati.


sabato 11 febbraio 2012

 «Preoccupazione fuori luogo per evitare scandali, non c'è stata tutela delle persone»

Il Papa e i casi di pedofilia nella Chiesa: «Ne risponderete a Dio e ai tribunali»

Lettera ai vescovi irlandesi: auspico la vostra rinascita. E alle vittime: «Esprimo la vergogna che tutti proviamo»

  • Il testo integrale della lettera di Benedetto XVI

(Ansa)
(Ansa)
ROMA - I preti pedofili dovranno rispondere dei loro abusi «davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti». Lo afferma papa Benedetto XVI nella sua Lettera pastorale ai cattolici d'Irlanda, diffusa alla stampa questa mattina, rivolgendosi direttamente «ai sacerdoti e ai religiosi che hanno abusato dei ragazzi». Il Papa ha poi ribadito di condividere lo «sgomento» di tanti fedeli per il «tradimento» degli abusi, auspicando una «rinascita» della Chiesa d'Irlanda. «UN DANNO PER LA CHIESA» - Benedetto XVI ha accusato i sacerdoti e i religiosi che hanno compiuto abusi di aver causato alle vittime «un danno immenso» e di aver perpetrato «un grande danno» alla Chiesa e «alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa». Secondo il pontefice c'è stata «una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali», che ha avuto come risultato «la mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona». Per questo, «bisogna agire con urgenza per affrontare questi fattori, che hanno avuto conseguenze tanto tragiche per le vite delle vittime e delle loro famiglie e hanno oscurato la luce del Vangelo a un punto tale cui non erano giunti neppure secoli di persecuzione».
ESAME DI COSCIENZA - Ciò detto, il Papa ha raccomandato ai colpevoli un esame di coscienza, un «pentimento sincero», «preghiere e penitenze per coloro che avete offeso» e di fare «personalmente ammenda per le vostre azioni». Una purificazione interiore che deve precedere ma non escludere - ha spiegato il pontefice - la giustizia terrena. «La giustizia di Dio - ha detto - esige che rendiamo conto delle nostre azioni senza nascondere nulla». Perciò «riconoscete apertamente la vostra colpa - ha esortato - sottomettetevi alle esigenze della giustizia». Ma «non disperate - ha concluso - della misericordia di Dio», pronto a perdonare di fronte a un pentimento sincero «persino il più grave dei peccati e di trarre il bene anche dal più terribile dei mali» (Fonte Ansa). 

http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_20/preti-pedofili-lettera-papa-scuse-vittime_6cdd6048-3411-11df-95ee-00144f02aabe.shtml

venerdì 10 febbraio 2012

Vaticano/ Simposio sulla pedofilia nel clero, l'omelia: "Siamo stati strumenti del male"

Parole amare quelle che, ieri sera, i vescovi e religiosi partecipanti al simposio "Verso la guarigione e il rinnovamento", hanno pronunciato davanti al cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, nel corso della celebrazione penitenziale tenutasi nella chiesa romana di Sant'Ignazio. Hanno chiesto perdono un cardinale, un vescovo, un educatore, un superiore, un sacerdote, un religioso, un fedele. Il vescovo ha detto: "Abbiamo peccato, non abbiamo saputo ascoltare il dolore di molti piccoli. Abbiamo avuto paura e orrore del peccato che ci ha ferito perché, Signore, non abbiamo confidato nella tua promessa". Ed ha aggiunto: "Le nostre bocche che avrebbero dovuto annunciare il Vangelo sono chiuse dal dolore e dalla vergogna; le nostre mani che avrebbero dovuto essere imposte per guarire i malati, sono legate e impotenti. Eccoci umiliati davanti a te e davanti agli uomini, crocifissi dal male che ha sfigurato il volto della tua Chiesa. Siamo consapevoli che i nostri atti di riparazione non potranno mai cancellare quanto d'ingiusto è stato fatto, né lenire la bruciante ferita della nostra coscienza"

LE PAROLE DELLA VITTIMA - Alla liturgia ha preso la parola anche Marie Collins, irlandese, vittima di abusi sessuali da parte di un cappellano in ospedale all'età di 13 anni che rivolgendosi a Cristo crocifisso, ha detto: "Signore, oltraggiato dagli uomini, uomo dei dolori, è per noi pesante e difficile perdonare coloro che ci hanno fatto il male, solo la tua grazia può aprirci a questo dono: ti chiediamo la forza di unirci al perdono che dalla croce hai fatto scendere sull'umanità peccatrice come balsamo di guarigione perché la tua Chiesa sia sanata anche dal nostro perdono. 'Perdona loro'". La Collins ha commosso, e non poco, i partecipanti al Simposio raccontando la violenza e l'abuso subito, ricordando poi le frustrazioni, la depressione e la disperazione sofferta negli anni seguenti a causa del trauma subito e del rifiuto, da parte della gerarchia irlandese, di prendere sul serio le sue proteste. Ed ha affermato: "Il Simposio ha cambiato l'approccio della Chiesa nei confronti dell'abuso sessuale dei sacerdoti a danno dei minori". Non solo: per la Collins sarebbe utile considerare come nei vari paesi le conferenze episcopali stanno stendendo linee guida nazionali per la protezione dei minori che saranno presentate entro fine maggio, come richiesto da papa Benedetto XVI lo scorso anno. Marie ha anche ricordato che un vescovo africano le avrebbe detto di non aver mai considerato l'abuso perpetrato dai sacerdoti come un problema, ma di aver cambiato completamente prospettiva avendo sentito la testimonianza della Collins.

Il cardinal Sean Brady, Primate d'Irlanda (ricordiamo che l'Irlanda dal 2009 in poi è stata al centro di forti attacchi a causa della gestione della pedofilia nel clero e il Cloyne Report, voluto dal governo nel 2009, ha costretto il vescovo John Magee, ex segretario di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II alle dimissioni nel 2010 per aver coperto un caso di abuso), ha osservato che questa è stata per la Chiesa "una settimana importante" e di essersi sentito "rincuorato" dall'aver visto la gerarchia condividere esperienze e testimonianze in quest'incontro. Oggi si discute di selezione, formazione del clero e tutela giuridica delle vittime: un punto dolente su cui la Chiesa sta mostrando occhi aperti e determinazione.http://affaritaliani.libero.it/pedofilia-vaticano080212.html?refresh_ce

sabato 4 febbraio 2012

Don Riccardo Seppia, pusher: “Voleva bambini tra i 10 e i 12 anni. Rifiutò ragazzina 15enne”

 Don Riccardo Seppia

Si torna a parlare di don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente a Genova arrestato a maggio per tentata violenza sessuale su minori, cessione di droga e tentata induzione alla prostituzione minorile. Le dichiarazioni di un pusher confermano la sua attrazione verso i bambini: “Don Riccardo mi chiedeva di procurargli non solo cocaina, consegnatagli per tre anni puntualmente ogni due settimane, ma anche bambini tra i 10 e i 12 anni”. Lo spacciatore ha parlato durante l’interrogatorio davanti al gip di Milano.

Si tratta di un 26enne della Guinea arrestato il 21 giugno in seguito all’inchiesta sul giro di droga e anabolizzanti nelle palestre milanesi che ha portato a galla anche la vicenda del sacerdote. Stava cercando di scappare in Spagna con documenti falsi ma è stato catturato in tempo in aeroporto.
Il pusher ha raccontato che riforniva abitualmente don Riccardo di cocaina ma che il suo pensiero fisso erano i bambini. Rigorosamente tra i dieci e i dodici anni. “Quando gli ho proposto una ragazzina portoghese di 15 mi ha risposto che non era di suo gradimento”, ha detto, a conferma anche della sua omosessualità.
Paolo Bonanni, l’avvocato difensore di don Riccardo, ha chiesto al tribunale di Genova la scarcerazione del suo assistito. In alternativa ha proposto un alleggerimento della misura cautelare: o gli arresti domiciliari o la detenzione in un centro di cura.

ww.fattidicronaca.it/articolo/don-riccardo-seppia-pusher-voleva-bambini-tra-i-10-e-i-12-anni-rifiuto-ragazzina-15enne/2547/


 

mercoledì 18 gennaio 2012

Sono i bambini a chiedere di fare sesso. Parola di Vescovo.

Il vescovo di Tenerife Bernardo Alvarez, è sulle prima pagine di tutti i giornali spagnoli.
Il motivo? Una sua lunga intervista su due temi per lui assimilabili: pedofilia e omosessualità.
Sulla seconda parole dure e di condanna (“è un vizio da cui deriva poi la pederastia”), sulla prima parole altrettanto “locas”, folli. Prima di riportarvele ripeto una cosa detta alcuni giorni fa in un post simile con una dichiarazione di Sgarbi.
Noi cerchiamo sempre di mettere la vittima al centro, affinchè abbiano le dovute attenzioni. Soggetti simili pure mettono la vittima al centro: ma del loro mirino. Puntare, mirare, fuoco.
Dichiara infatti il Vescovo” (sic) Bernardo Alvarez:
ci sono bambini di 13 anni che ti provocano, anche se tu non ti prendi cura di loro”; con quale scopo? vi chiederete. Semplice, avere con gli adulti rapporti sessuali. “La gente cerca l’omosessualità come una novità in campo sessuale e la pratica come poi pratica l’abuso sui minori”, che ad una certa età sono già consenzienti: questo l’illuminante pensiero.
Di un Vescovo.http://www.massimilianofrassi.it/blog/2012/01

mercoledì 7 dicembre 2011

IL VESCOVO CATTOLICO CON 600 FOTO PEDOFILE NEL PC

5 maggio 2011 - Raymond Lahney, alla guida di una diocesi canadese, si è dichiarato colpevole davanti al tribunale.
Un vescovo cattolico si è dichiarato colpevole a Ottawa mercoledì di possesso di materiale pornografico infantile. Monsignor Raymond Lahey, che è stato alla guida della diocesi di Antigonish, in Nova Scotia, è stato accusato dopo che gli ispettori doganali hanno esaminato il suo computer portatile mentre ritornava in Canada da un viaggio all’estero nel 2009.
PC CON SORPRESA – Gli ispettori hanno trovato 588 immagini grafiche dei bambini, 33 video e testi di racconti che parlavano di bambini schiavizzati. I funzionari della dogana hanno stimato che alcuni ragazzi nelle fotografie avevano solo 8 anni.
Un mese prima del suo arresto, il vescovo Lahey aveva negoziato 15 milioni di dollari di risarcimento con persone che erano state abusati sessualmente da preti della sua diocesi nel lontano 1950. Il Vescovo Lahey, che ha lasciato il suo posto in Antigonish, è uscito su cauzione, ma mercoledì ha chiesto di essere arrestato immediatamente. Rischia da uno a 10 anni di carcere. Il vescovo aveva misteriosamente rassegnato le dimissioni il 27 settembre, adducendo ragioni personali non ben specificate, giusto poco prima di essere arrestato perché trovato in possesso di materiale pornografico infantile.
LA CHIESA SAPEVA - Durante un controllo random, mentre sbarcava da un volo internazionale, i funzionari della dogana canadese ( che hanno facoltà per legge di controllare anche eventuali contenuti digitali dei computer portatili) gli avevano trovato nel notebook immagini di bambini coinvolti in atti sessuali. A questo punto la polizia di Ottawa aveva spiccato un mandato di cattura, ma gli aveva lasciato comunque il tempo di rassegnare le dimissioni, prima di arrestarlo il 15 settembre scorso per poi rilasciarlo su cauzione di 9000 dollari fino alla comparizione in tribunale, prevista per il 4 novembre prossimo. Ma il punto non è questo. La Chiesa sapeva da oltre 20 anni che il vescovo Raymond Lahey, era in possesso di materiale pornografico infantile. Lo ha sostenuto un sacerdote, Kevin Molloy, dicendosi scioccato del fatto che Lahey sia stato incriminato in questi giorni per possesso di immagini pedo-pornografiche, dal momento egli stesso lo aveva messo in guardia contro questo crimine già negli anni ottanta. “Se l’ho avvertito vent’anni fa di non farlo – ha dichiarato il sacerdote – perchè non ha fatto nulla in proposito? È spaventoso”.
RECIDIVO - Secondo la stampa locale, all’epoca, anche l’arcivescovo di St. John’s, Martin Currie, era al corrente che un vescovo fosse in possesso di materiale pornografico con minori. Nel corso di un’inchiesta nell’89 per un caso di abuso in un orfanotrofio in Terranova ribattezzato «la casa degli orrori», Shane Earle, un ex-ospite dell’istituto testimoniò che quando era adolescente nel 1985, aveva visto nella casa di Lahey qualcosa che lo aveva disturbato e ne aveva parlato direttamente con Molloy. Questi si era rivolto direttamente al vescovo : “lo chiamai e gli raccontai che Shane Earle era venuto a confidarsi con me. Lahey era seriamente preoccupato per questa notizia e mi chiese di non parlarne con nessuno e di tenere contatti solo con lui. Non ho mai saputo più nulla da quel giorno”. Shane Earle era stato sessualmente abusato da bambino nell’ orfanotrofio di Mount Cashel a St. John’s.http://www.giornalettismo.com/archives/124037/il-vescovo-cattolico-con-600-foto-pedofile-nel-pc/

mercoledì 30 novembre 2011

FRANCIA, MOLESTIE SU 38 BAMBINI: MONACO ALLA SBARRA

PARIGI - Inizia oggi in Francia, il processo al monaco Pierre-Etienne Albert, ex membro della Comunità delle Beatitudini, accusato di aver abusato sessualmente per diversi anni di 38 bambini, dai cinque anni in su. Il monaco, che oggi sarà nell'aula di Rodez, nel sud del paese, rischia fino ai dieci anni di reclusione. Lo scandalo è scoppiato nel 2007, quando all'abbazia di Bonnecombe, nell'Aveyron, un fedele ha cominciato a sospettare il religioso di compiere atti di pedofilia e a fare pressioni su di lui per ottenere una confessione. Nel 2008 Pierre-Etienne Albert ha alla fine confessato tutto, chiedendo pubblicamente il perdono. Dal 1986 ha contato almeno una cinquantina di giovani vittime. L'inchiesta ha poi portato a galla anche le responsabilità di alcuni dirigenti della comunità, fondata nel 1973 in Francia. Il religioso pedofilo aveva infatti più volte lanciato segnali di allarme ai superiori, confidando le sue debolezze. Ma quei segnali non erano mai stati colti.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=151197

sabato 19 novembre 2011

Documento segreto del vaticano sugli abusi sessuali

1962, il Vaticano ai vescovi: coprite gli abusi sessuali.
Documento choc scoperto da un avvocato texano e siglato da Papa Giovanni XXIII: in 69 pagine l'ordine ai vescovi di tutto il mondo perché nascondessero le storie di violenza sessuale.

LONDRA – Sono sessantanove pagine, un documento che inchioda i vertici della Chiesa di Roma, che getta un’onta senza precedenti sul Vaticano. La rivelazione del quotidiano britannico "The Observer" è destinata a far esplodere una bufera inimmaginabile sull’istituzione più potente del mondo: un documento che risale al 1962 e che porta il sigillo di Papa Giovanni XXIII fu spedito a tutti i vescovi del mondo per istruirli a tenere ben nascosti i casi di violenza sessuale all’interno della Chiesa. Il testo, scritto in latino, si trovava negli archivi segreti del Vaticano. “Massima segretezza”: era questo quello che la Chiesa di Roma chiedeva ai propri prelati in materia di abusi sessuali. Nulla doveva venire a galla, tutto andava nascosto nei minimi dettagli. Con la minaccia di scomunica per coloro che non rispettavano l’imposizione.
A scoprire il documento shock, chiamato "Crimine Solicitationies", è stato Daniel Shea, avvocato texano impegnato in una serie di casi di abusi contro minori perpetrati da preti cattolici. La Chiesa cattolico-romana di Inghilterra e Galles ne conferma la genuinità.
In quelle 69 pagine, nero su bianco, c’è l’intenzione di mantenere il più stretto riserbo sugli atti dei prelati che potrebbero danneggiare la Chiesa e dettagliate raccomandazioni su come difendere la segretezza: le indicazioni “devono essere diligentemente nascoste negli archivi segreti della Curia come strettamente confidenziali – si legge nel testo – né dovranno essere pubblicate o in inserite in qualche commento”.
L’avvocato Shea commenta indignato: “Questi dettami sono arrivati ad ogni vescovo del pianeta. E’ la prova che ci fosse una cospirazione internazionale da parte della Chiesa per insabbiare le vicende legate agli abusi sessuali”. Ancora più deciso, Shea aggiunge: “Abbiamo sempre sospettato che la Chiesa cattolica coprisse i casi di abusi sessuali e cercasse di far tacere le vittime. Questo documento lo prova. Minacciare la scomunica a chiunque parli, mostra sino a dove le alte cariche del Vaticano erano pronte ad arrivare pur di evitare che le informazioni sugli abusi diventassero di pubblico dominio”.
Certo la vicenda rischia di diventare esplosiva. Da tempo la Chiesa cattolica è nella bufera per lo scandalo dei preti pedofili. L’arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Law, è stato costretto a dimettersi lo scorso anno dopo avere ammesso di aver coperto alcuni casi di pedofilia nella sua Curia.

http://www.disinformazione.it/documentosegretodelvaticano.htm

mercoledì 16 novembre 2011


Un finanziamento pubblico di 30.000 euro per realizzare un sito Internet contro la pedofilia che, in realta’ e’ costato 3.000 euro ed era gestito da un parroco torinese condannato a tre anni e otto mesi di reclusione per avere baciato un ragazzino di 12 anni: e’ uno degli episodi dell’inchiesta della Procura Generale di Torino su una truffa ai danni della finanziaria Finpiemonte, controllata dalla Regione Piemonte.

L’INDAGINE – La Procura Generale, che aveva avocato l’inchiesta, ha ora chiuso le indagini a carico di 100 persone sospettate di aver incassato indebitamente, a vario titolo, con fatture ‘gonfiate’, finanziamenti a fondo perduto per due milioni di euro fra il 2003 e il 2011. Per altre 30 persone le indagini sono tuttora in corso mentre altre decine di posizioni, giunte negli ultimi giorni, sono al vaglio dei magistrati.

IL VIGILE - Nell’inchiesta e’ entrato anche il caso di un vigile urbano, tuttora in servizio, che ha chiesto e ottenuto un contributo di 21.000 euro per pagine web, costate 3.000 euro ma fatturate per 42.000, che, fuori dall’orario di lavoro, gestiva una discoteca ristrutturata proprio con i fondi ottenuti truffando Finpiemonte. C’e’ poi un gruppo di elettricisti torinesi che ha ottenuto un cospicuo finanziamento per partecipare a un’improbabile fiera a Las Vegas (Stati Uniti) e una carrozzeria che ha fatturato un sito internet per 60.000 euro (sempre per meta’ finanziato da Finpiemonte) per poi sostituirlo poco dopo con un altro portale, realizzato da un amatore e pagato 700 euro.(ANSA).http://www.giornalettismo.com/archives/168781/...

giovedì 10 novembre 2011

I preti gestivano il traffico di bambini in Spagna

A breve in onda su Bbc 2 il più recente e completo resoconto sulla tragedia dei bambini trafficati in Spagna. Si tratta di una storia che abbiamo raccontato a più riprese: fin dal termine della guerra civile spagnola, e dunque fin dall’inizio della dittatura militare di Francisco Franco, molti bambini sono stati trafugati soprattutto da famiglie di oppositori politici e consegnati in adozione irregolare – in cambio di regolare parlamento – a famiglie contigue al regime disposte a pagare per accoglierli in casa. Gli infanti venivano prelevati direttamente dagli ospedali: la Bbc mostrerà che gli esecutori materiali di questi crimini furono preti, suore e altri soggetti vicini alla Chiesa Cattolica di Spagna.

I BAMBINI SCOMPARSI – “Alle madri veniva detto che i bambini erano morti in ospedale”, sostiene il Daily Mail riprendendo alcuni passi della storia, “e che non c’era modo di vedere il corpo del bimbo”. Così una madre – spesso single – veniva deprivata di suo figlio che finiva nelle mani di famiglie considerate “più adatte” secondo il regime militare. Il coinvolgimento degli uomini di chiesa viene definito come sistematico, visto che si parla di una “rete” di preti e suore, insieme a medici e infermiere, che favorivano questa pratica “dilagante”. E il risultato è che in Spagna oggi ci sono moltissime persone che rischiano di vedersi sconvolgere la vita fino alla negazione della propria esistenza. “Almeno 300mila bambini” sono stati coinvolti nella pratica nel corso degli anni, dice il Daily Mirror, e le parole della giornalista che ha realizzato il servizio non potrebbero essere più nette.

Ci sono donne e uomini in Spagna che hanno avuto la vita capovolta dopo aver scoperto che le persone che avevano sempre pensato essere i propri genitori li avevano comprati in cambio di denaro. E ci sono state madri che hanno urlato per anni che i loro bambini non erano morti – e che erano state chiamate “isteriche” – ma che ora stanno scoprendo come i loro bambini fossero effettivamente in vita e cresciuti da qualcun altro, per tutto questo tempo.I preti gestivano il traffico di bambini in Spagna
Tommaso Caldarelli
YOUniversal

Si tratta di un “sistema” quello che veniva posto in essere, favorito da una legislazione permissiva e che è continuato anche successivamente alla caduta di Francisco Franco.

IL GRANDE INGANNO – Responsabile, anche in questo caso, sarebbe stata la Chiesa Cattolica che ha sempre mantenuto “una notevole influenza sulla vita pubblica”; secondo ancora il Daily Mail questi traffici avrebbero coinvolto “il 15% delle totali adozioni” effettuate in Spagna fra il 1960 e il 1989. L’intera vicenda è venuta alla luce dopo che due ex-vittime delle vendite dei bambini, di nome Antonio Barroso e Antonio Barroso, hanno scoperto di essere stati venduti – “per 200mila pesetas”, uno dei due. Da quel momento sono iniziati i test a tappeto del DNA che hanno dimostrato come molti dei bambini non fossero figli naturali delle famiglie con cui erano cresciuti: “Le tombe dei presunti bambini morti sono stati aperti rivelando in alcuni casi ossa di animali o di adulti, o proprio nulla”. E ciò che peggio è che dopo la fine dell’era di Franco, le leggi sull’amnistia hanno impedito qualsiasi inchiesta giudiziaria in tutto il paese: ora sono singoli procuratori ad indagare sull’accaduto. Oltre ai giornalisti, ovviamente.http://www.giornalettismo.com/archives/159133/...

La disposizione degli articoli e?