Il Vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di
incaricato di pubblico servizio, non ha l'obbligo giuridico di
denunciare all'autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia
ricevuto». Nell'ultimo decennio 135 preti accusati, 77 giunti a
Magistratura
CITTÀ DEL VATICANO - Entrano in vigore, senza alcuna
sorpresa, le annunciate linee-guida della Cei «per i casi di abuso
sessuale nei confronti di minori da parte di chierici» richieste dalla
Santa Sede ad ogni episcopato mondiale.
Come ampiamente previsto,
il documento stabilisce che «il vescovo, non rivestendo la qualifica di
pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha
l'obbligo giuridico di denunciare all'autorità giudiziaria statuale le
notizie che abbia ricevuto» in merito ad abusi sessuali compiuti da
sacerdoti su minori. Tuttavia è «importante la cooperazione del vescovo
con le autorità civili, nell'ambito delle rispettive competenze e nel
rispetto della normativa concordataria civile». Una linea
giurisprudenziale che non prende in considerazione la fattispecie del
favoreggiamento della pedofilia e che venne preannunciata nel maggio del
2010, quando il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata,
spiegò che «la normativa italiana non prevede l'obbligo di denuncia in
questi casi».
Le linee-guida - una decina di cartelle - espongono
la procedura della prima «accurata ponderazione circa la
verosimiglianza» delle notizie sugli abusi sessuali compiuti da un
sacerdote su un minore, poi la «indagine previa» e il successivo
procedimento canonico. «E' opportuno che una documentazione del caso
rimanga nell'archivio segreto della Curia». Nel secondo capitolo le
linee-guida affrontano il tema dei «rapporti con l'autorità civile».
Oltre all'assenza di un obbligo di denuncia, il documento Cei prevede
che, in forza del codice penale italiano (articoli 200 e 256) e della
revisione del Concordato (articolo 2), «i vescovi sono esonerati
dall'obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto
conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero». Le linee-guida
si concludono precisando che «ferma restando la competenza della
Congregazione per la Dottrina della Fede, la procedura relativa ai
singoli casi è di competenza del Vescovo del luogo ove i fatti stessi
sono stati commessi. Nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per
gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza
Episcopale Italiana».
Le linee-guida contro la pedofilia erano
state chieste dalla Santa Sede a tutti gli episcopati mondiali, con una
lettera circolare del maggio 2011, successiva allo scoppio dello
scandalo nel 2010 e il 'giro di vite' della normativa canonica voluta
dal Papa. Era proprio il maggio di quest'anno la scadenza e il documento
italiano, elaborato nei mesi scorsi e presentato ai vescovi riuniti in
questi giorni nell'assemblea episcopale di primavera, ha già fatto «un
passaggio informale ma autorevole» dalla Congregazione vaticana per la
Dottrina della fede, che «ha preso atto che la Conferenza episcopale
italiana ha recepito debitamente» le indicazioni vaticane, ha riferito
in conferenza stampa il segretario generale della Cei, monsignor Mariano
Crociata.
«Il triste e grave fenomeno degli abusi sessuali nei
confronti di minori da parte di chierici sollecita un rinnovato impegno
da parte della comunità ecclesiale, chiamata ad affrontare la questione
con spirito di giustizia, in conformità alle presenti Linee guida», è
l'esordio del documento, secondo il quale «assume importanza
fondamentale anzitutto la protezione dei minori, la premura verso le
vittime degli abusi e la formazione dei futuri sacerdoti e religiosi».
Le
linee-guida non recepiscono, peraltro, una serie di indicazioni
elencate nella circolare vaticana. Tra l'altro, quel documento
raccomandava che «le autorità ecclesiastiche si impegnino ad offrire
assistenza spirituale e psicologica alle vittime»; sottolineava la
necessità di riservare «una diligenza particolare» al «doveroso scambio
d'informazioni in merito a quei candidati al sacerdozio o alla vita
religiosa che si trasferiscono da un seminario all'altro, tra diocesi
diverse o tra Istituti religiosi e diocesi»; sottolineava l'esistenza di
programmi educativi in ambito ecclesiale «di prevenzione, per
assicurare 'ambienti sicuri' per i minori»; ricordava che il Papa ha
incontrato diverse vittime di preti pedofili e sottolineava che «la
Chiesa, nella persona del Vescovo o di un suo delegato, deve mostrarsi
pronta ad ascoltare le vittime ed i loro familiari e ad impegnarsi per
la loro assistenza spirituale e psicologica». L'ascolto delle vittime e
un «più rigoroso percorso formativo dei sacerdoti» erano peraltro
presenti, a quanto si apprese, nella bozza delle linee-guida approvate
oggi.
In conferenza stampa, monsignor Crociata ha peraltro reso
noto, per la prima volta, un dato preciso di abusi sessuali emersi nel
decennio che va dal 2000 al 2010, ricavato da una «ricognizione»
compiuta presso le diocesi italiane nel corso degli ultimi anni. Sono
135 i casi «non solo verificatisi, ma emersi» nel corso del decennio, ha
riferito in una conferenza stampa dell'assemblea di primavera della
Cei. La cifra è relativa al numero di sacerdoti accusati, non al numero
di abusi compiuti. Rispondendo alle domande dei giornalisti, il presule
ha precisato che 135 sono i sacerdoti segnalati alla congregazione per
la Dottrina della fede, il dicastero vaticano responsabile del 'dossier'
pedofilia, mentre alla magistratura italiana sono stati denunciati 77
sacerdoti. Sul complessivo numero di 135, la congregazione della Santa
Sede è giunta a 53 condanne e 4 assoluzioni, mentre i restanti 78 casi
sono in istruttoria. Sulle 77 denunce giunte alla giustizia italiana, 22
preti sono stati condannati in primo grado, 17 in secondo grado, 21
hanno patteggiato, 5 sono stati assolti, 12 archiviati.
http://www.lapoliticaitaliana.it/Agenzia/?d=20120522&id=60136