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martedì 10 aprile 2012
Sbatti il pedofilo in prima pagina Sbatti il pedofilo in prima pagina
10/04/2012 - "Lo facciamo per trovare altre vittime", dice l'Fbi per giustificare la scelta In un’iniziativa senza precedenti, l’Fbi ha rilasciato delle foto di un uomo americano accusato di essere un pedofilo, nonché “accusato di aver installato telecamere nascoste per registrare giovani donne mentre si facevano la doccia e si vestivano”, per essere in grado di identificare nuove vittime da aiutare. Si tratta di una procedura invero non comune, tanto che l’agenzia federale afferma che si tratta di un’eccezione assoluta.
LE ACCUSE - Robert Oshrin è già apparso davanti al giudice: “Lo scorso febbraio gli agenti dell’Fbi sono venuti a conoscenza della creazione del sito di pornografia collegato ad un’Ip proprio nella casa di Oshrin”, scrive la Fox. L’uomo ha in effetti confessato di aver scaricato pedo-pornografia da vari siti e aver distribuito materiale del genere.
TELECAMERE - Ma l’accusa ufficiale va oltre e vuole dimostrare che Oshrin ha, come dicevamo, installato telecamere “nella sua casa, incluso nel bagno, nella camera da letto per riprendere tutte le ragazze presenti, così da registrarle”: non solo, da “più angoli” in modo da avere proprio l’immagine che gli interessava. Con la diffusione delle sue foto ora tutte le ragazze che sono entrate in contatto con lui potranno segnalarsi alla polizia federale.http://www.giornalettismo.com/archives/246540/sbatti-il-pedofilo-in-prima-pagina/
venerdì 30 marzo 2012
Pedofilo arrestato a Teramo. Molestava ragazzine online
Teramo: Preferiva video e foto di giovanissime ed ingenue undicenni, il pedofilo arrestato dalla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Teramo. In casa, sequestrati pc e svariato materiale informatico. L’uomo, un 33enne del luogo, per adescare le ragazzine, si spacciava per un 15enne e sotto mentite spoglie, contattava via chat le “coetanee”, per poi richiedere foto e video osé. “Gli investigatori della Sezione Polizia Postale di Teramo e del Compartimento di Pescara – si legge in una nota della Questura - hanno accertato che il pedofilo, dopo essersi guadagnato la fiducia delle vittime, chiedeva loro foto e video, altrimenti lui sarebbe riuscito comunque ad acquisirle da solo e le avrebbe poi pubblicate sulla rete internet. Usando la cosiddetta tecnica del “grooming” instaurava con le giovani un rapporto di amicizia e, per carpire la loro fiducia e per rendere più credibile la propria identità, inviava a loro alcune foto di un ragazzo di bella presenza e dell’età apparente di circa 15/17 anni. Ottenuta la fiducia delle vittime prescelte, ragazzine dimoranti in varie regioni,iniziava a chiedere loro di farsi vedere nude tramite la webcam (scusandosi perché la sua era guasta) o chiedeva di scattarsi alcune foto e poi inviargliele tramite la chat. Quando non riusciva “con le buone” riusciva ad ottenere quello che voleva minacciando le sue vittime, dicendo di essere un hacker e di essere quindi capace di entrare nel loro computer e di impossessarsi di tutto quello che voleva, minacciandole anche che avrebbe diffuso tutto su internet e inviato un virus distruttivo al loro computer”. Entrato in possesso di foto o filmati, l’uomo proseguiva a minacciare le vittime chiedendo altro materiale. Per la prevenzione della pedofilia on-line, la Questura consiglia la visione del filmato sul link http://www.youtube.com/watch? . http://www.notiziedizona.it/2012/03/29/pedofilo-arrestato-a-teramo-molestava-ragazzine-online/
martedì 20 marzo 2012
Tutti i pericoli della pedofilia
È un’attività che non conosce battute d’arresto: i siti pedopornografici sono in aumento nonostante i controlli della Polizia Postale. Impariamo a proteggere i nostri figli. Il fenomeno della pedofilia on-line è sempre più attivo e pericoloso. I bambini e gli adolescenti adescati da personaggi balordi sono in costante aumento. Il fenomeno è dovuto in parte all’iniziazione sempre più precoce dell’utilizzo della mezza internet ed in parte alla crescente diffusione di telefoni cellulari di ultima generazione. La comunicazione si sta evolvendo e sta cambiando sempre più, quindi non solo internet ma anche e soprattutto i cellulari dovrebbero essere monitorati dagli adulti. La comunicazione a misura di bambino Il balordo in cerca della sua vittima è un esperto del linguaggio dei bambini, sia per esperienza sia per informazioni che circolano nel web. Inoltre, è in grado di inserirsi nelle community dei ragazzini, riuscendo ad avere tutte le notizie di cui può aver bisogno per scegliere la sua prossima vittima. Il pedofilo sceglie con cura meticolosa il soggetto verso cui dirigere il suo interesse, generalmente cerca affinità di hobby o beniamini della musica e dello sport, affinando così le competenze che debbono ben intersecarsi con quelle del bambino prescelto. Neanche a dirlo, “lui” si inserisce nelle community con nome, età e città falsi. Prima di mettere a segno l’abbordaggio o la violenza è in grado di lasciar passare anche dei mesi. Il malintenzionato sa come guadagnarsi la fiducia del bambino ed è la persona che sa aspettare per essere certo della “buona riuscita” della sua impresa. Difendere i bambini dal pericolo dell’abuso Gli oratori ed i giardini erano le piazze dove i ragazzi si incontravano e dove nascevano le amicizie. Oggi i ragazzi crescono al chiuso della propria stanza con la compagnia del cellulare e del monitor del computer. La rete offre una vasta gamma di incontri tra chat e community, tutte vissute all’ombra degli occhi vigili dei genitori. In un’indagine di qualche anno fa, dove veniva chiesto ai bambini sul come venivano attivate le amicizie in internet, le risposte sono state: la chat per il 32,7%, le e-mail per il 30,7%, il 19,3% i giochi di ruolo, scrivere su un forum l’8,7% o su di un blog il 5,3%. Inoltre, la maggioranza del campione intervistato nell’indagine del 2008 ovvero il 94,1% gli adolescenti ha risposto di non aver mai incontrato dal vivo una persona conosciuta su Internet. Ma il 5,9% degli intervistati ha avuto un contatto dal vivo. Anche se fosse stato soltanto lo 0,1% ad aver corso il rischio di cadere nelle reti di un pedofilo, ci sentiamo di offrire i nostri solo a quell’esiguo numero di genitori al fine di proteggere al meglio i propri figli dal rischio. La prevenzione è la miglior difesa Alcuni consigli utili, ma non va dimenticato che è di fondamentale importanza il rapporto di fiducia tra genitori e bambini, inoltre, prevenire vuol dire educare, quindi niente metafore: per difendersi devono conoscere. Attenzione a non generare nei bambini una forma di sfiducia generalizzata verso il mondo dei grandi: “La maggior parte degli adulti è buona e ci si può fidare, alcuni però non lo sono, ecco perché è bene controllare sempre chi è l’altro e nel dubbio chiedere alla mamma o al papà.”; Per affrontare l’argomento pedofilia con serenità, è necessario raccogliere più informazioni possibili e non provare imbarazzo nel parlarne; Se parlare dell’argomento con i vostri figli vi imbarazza, lasciate che siano gli insegnati dei vostri figli a parlarne; Per quanto possa essere doloroso, informate i bambini che il sesso con gli adulti è una cosa sbagliata; Per parlare di pedofilia usate un linguaggio adatto a loro senza, però, nascondere i termini chiari del problema e cercate di fare molta attenzione alle loro domande; Al primo sospetto di un abuso cercate di capire meglio come stanno le cose, senza perdere tempo e senza titubanza anche se il molestatore fa parte del vostro gruppo familiare o amicale, il 70% delle violenze avviene in famiglia; Instaurate con i vostri figli un dialogo quotidiano e aperto a ogni argomento; Insegnate ai bambini ad usare Internet ed il cellulare in modo appropriato e soprattutto a non far inviare le loro foto ad indirizzi non conosciuti; Non fateli sentire mai soli, perché la solitudine li rende fragili. http://www.guidagenitori.it/la-crescita/sicurezza/1047-tutti-i-pericoli-della-pedofilia/
venerdì 2 marzo 2012
Come operano i pedofili. Il caso di Finale Ligure e del pedofilo Giovanni Bocchio.
Alcuni giorni fa si è tenuto il processo di terzo grado in Cassazione che ha confermato la condanna di Giovanni Bocchio, 63enne residente nell’alessandrino, per abusi sessuali su una bambina adescata in un centro balneare di Finale Ligure.
Da evidenziare che Bocchio era già stato condannato in primo e secondo grado ma malgrado quello non ha mai scontato un solo giorno di carcere.
A difenderlo due importantissimi studi legali, quello del noto prof. Coppi e quello dell’avv. Andrea Vernazza, il cui nome è risuonato nei giorni scorsi nelle cronache nazionali in quanto legale di Giovanni Antonio Rasero, assolto in secondo grado (dopo una condanna in primo a 26 anni) per l’uccisione del piccolo Alessandro, di 8 mesi.
I genitori della bambina, all’epoca degli abusi di anni 5, sono stati invece seguiti per la parte civile dal legale Andrea Carminati e per la parte penale dall’avvocato di Prometeo, Stefano Paganelli.
Non riporterò quanto emerso dall’udienza: di questo caso parleremo a breve pubblicando per intero la sentenza di condanna con le relative motivazioni. Ciò che questo caso in realtà serve è per evidenziare ancora una volta il modus operandi di questi predatori di bambini.
Parlando con la mamma della bimba (bimba che oggi è una meraviglia e sta tornando alla giusta meritata vita!!!!) è emerso che tra i ricatti usati dal pedofilo per far tacere la bambina ci siano state minacce di questo tipo:
il pedofilo sapendo che la madre deve prendere l’insulina per il diabete diceva “se parli la tua mamma si ammalerà” e quindi quando la donna è stata male, la bambina ha avuto la conferma che il pedofilo aveva ragione.
Sapendo della crisi in corso tra i genitori (crisi esplosa poi per le pressioni del processo e che ha portato ad una separazione), l’astuto pedofilo ancora una volta ha sfruttato la situazione a suo favore, dicendo alla piccola che se avesse parlato “i suoi genitori si sarebbero lasciati”.
I pedofili ricordatevelo sono dei codardi. Altrimenti se la prenderebbero con loro pari, in gradi di difendersi. E usano dei mezzi come questo del sig. Bocchio, per spaventare i bambini.
Ecco perché ai vostri piccoli dovete parlare. E dire loro, una cosa che noi usiamo durante i nostri percorsi e le nostre conferenze: dite ai vostri figli che nessuno farà a voi del male, che nessuno vi porterà via o che vi accadrà qualcosa di brutto. Qualsiasi cosa loro vi raccontino. Anzi sappiano che vi devono raccontare qualsiasi cosa, soprattutto se si sentono minacciati da qualcuno.
Un qualcuno come Giovanni Bocchio che in questi giorni di sole entrerà in carcere.
L’unico posto al mondo dove le frasi contro i bambini , come quelle sentite durante il processo, (le frasi, figuriamoci gli atti) non sono tollerate.
L’unico posto al mondo dove chi è pedofilo, prega ogni singolo istante della lunga interminabile giornata, di non esserlo più…
http://www.massimilianofrassi.it/blog/come-operano-i-pedofili-il-caso-di-finale-ligure-e-del-pedofilo-giovanni-bocchio.html
Da evidenziare che Bocchio era già stato condannato in primo e secondo grado ma malgrado quello non ha mai scontato un solo giorno di carcere.
A difenderlo due importantissimi studi legali, quello del noto prof. Coppi e quello dell’avv. Andrea Vernazza, il cui nome è risuonato nei giorni scorsi nelle cronache nazionali in quanto legale di Giovanni Antonio Rasero, assolto in secondo grado (dopo una condanna in primo a 26 anni) per l’uccisione del piccolo Alessandro, di 8 mesi.
I genitori della bambina, all’epoca degli abusi di anni 5, sono stati invece seguiti per la parte civile dal legale Andrea Carminati e per la parte penale dall’avvocato di Prometeo, Stefano Paganelli.
Non riporterò quanto emerso dall’udienza: di questo caso parleremo a breve pubblicando per intero la sentenza di condanna con le relative motivazioni. Ciò che questo caso in realtà serve è per evidenziare ancora una volta il modus operandi di questi predatori di bambini.
Parlando con la mamma della bimba (bimba che oggi è una meraviglia e sta tornando alla giusta meritata vita!!!!) è emerso che tra i ricatti usati dal pedofilo per far tacere la bambina ci siano state minacce di questo tipo:
il pedofilo sapendo che la madre deve prendere l’insulina per il diabete diceva “se parli la tua mamma si ammalerà” e quindi quando la donna è stata male, la bambina ha avuto la conferma che il pedofilo aveva ragione.
Sapendo della crisi in corso tra i genitori (crisi esplosa poi per le pressioni del processo e che ha portato ad una separazione), l’astuto pedofilo ancora una volta ha sfruttato la situazione a suo favore, dicendo alla piccola che se avesse parlato “i suoi genitori si sarebbero lasciati”.
I pedofili ricordatevelo sono dei codardi. Altrimenti se la prenderebbero con loro pari, in gradi di difendersi. E usano dei mezzi come questo del sig. Bocchio, per spaventare i bambini.
Ecco perché ai vostri piccoli dovete parlare. E dire loro, una cosa che noi usiamo durante i nostri percorsi e le nostre conferenze: dite ai vostri figli che nessuno farà a voi del male, che nessuno vi porterà via o che vi accadrà qualcosa di brutto. Qualsiasi cosa loro vi raccontino. Anzi sappiano che vi devono raccontare qualsiasi cosa, soprattutto se si sentono minacciati da qualcuno.
Un qualcuno come Giovanni Bocchio che in questi giorni di sole entrerà in carcere.
L’unico posto al mondo dove le frasi contro i bambini , come quelle sentite durante il processo, (le frasi, figuriamoci gli atti) non sono tollerate.
L’unico posto al mondo dove chi è pedofilo, prega ogni singolo istante della lunga interminabile giornata, di non esserlo più…
http://www.massimilianofrassi.it/blog/come-operano-i-pedofili-il-caso-di-finale-ligure-e-del-pedofilo-giovanni-bocchio.html
lunedì 27 febbraio 2012
GERMANIA, ERGASTOLO PER IL SERIAL KILLER DEI BAMBINI. "STUPRÒ E UCCISE 3 MINORI"

MONACO - Si è conclusa, dopo quasi vent'anni, con una condanna all'ergastolo emessa dal tribunale di Stade la vicenda di Martin N, l«uomo con la mascherà, il serial killer di bambini. L'uomo, oggi 41enne, il cui congnome non viene reso noto in base alle norme sulla privacy, ha ammesso di avere sequestrato e ucciso tre bambini, a partire dal 1992, abusandone sessualmente. Agendo di notte, con indosso una maschera nera e abiti scuri, l'uomo entrava nelle abitazioni dei piccoli o nei campeggi dove questi si trovavano in vacanza, per rapirli e, successivamente, ucciderli. È stato proprio grazie un dettaglio riferito alla polizia a distanza di anni da uno dei bambini scampati a un attacco, che un anno fa si è giunti alla cattura dell'uomo, un operatore dell'infanzia con qualifica di insegnante. Martin N è stato condannato per l'uccisione di un bambino di 13 anni nel 1992, di un bambino di 8 anni nel 1995 e infine di un bambino di 9 anni nel 2001. L'uomo ha ammesso la sua responsabilità per gli omicidi durante il processo e ha confessato di avere abusato sessualmente di altri bambini, senza però ucciderli.http://www.leggo.it/news/mondo/germania_ergastolo_per_il_serial_killer_dei_bambini_stupro_e_uccise_3_minori/notizie/167826.shtml
venerdì 17 febbraio 2012
Giornata dell’infanzia:
abusi sui minori e povertà in aumento in Italia
Domenica 20 novembre è la giornata dell’infanzia. La giornata universale dei diritti dell’infanzia è stata promossa nel giorno dell’anniversario dell’istituzione della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo (20 novembre 1959) e della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia (20 novembre del 1989). In tutta Italia sarà celebrata con diverse iniziative che porteranno al centro dell’attenzione i bambini. Ma è tempo anAbusi su minori in aumento
I casi di violenza sui bambini sono sempre di più, i dati forniti dalla polizia di stato sono allarmanti. Se nel 2009 i reati registrati erano 4.178, nel 2010 sono stati 4.293. A livello numerico la differenza è poca, ma bisogna considerare che ogni singola storia di violenza in più è un dramma enorme. Sono aumentati i casi prostituzione minorile, 55 in più del 2009. Per quanto riguarda la violenza sessuale le vittime nel 2010 sono state 763. 349 quelle che hanno subito una violenza sessuale aggravata.
Su Fatti di cronaca questi giorni abbiamo trattato due casi di abusi sessuali su minori. In entrambi la pedofilia si è consumata tra le mura di casa, in famiglia. Gli aguzzini erano i padri delle vittime. A Messina un uomo ha violentato per anni una bimba, figlia della donna con cui aveva una lunga relazione. Una volta arrestato e processato ha scoperto che era figlia anche di lui. A Benevento una ragazza di 26 anni ha trovato il coraggio di denunciare il padre solo dopo sedici anni di violenza. A quel punto la mamma e i fratelli si sono fatti avanti e hanno denunciato l’uomo anche per maltrattamenti.
Quando di parla di violenza sui minori, infatti, non bisogna pensare solo alla pedofilia. Ci sono tantissimi casi di maltrattamenti. Nel 2010, riportano i dati diffusi dall’associazione Terre des Hommes, i bambini e gli adolescenti picchiati sono stati 186, 1.004 hanno subito violenza in famiglia, 319 sono stati abbandonati. Ricordiamo che i dati si riferiscono solo ai casi denunciati. Provate a immaginare quanti sono quelli che restano nell’ombra.
I bambini e la povertà
Un bimbo su cinque in Italia è a rischio povertà. La crisi economica colpisce, inevitabilmente, anche i più piccoli. Save the Children lancia l’allarme e diffonde dati preoccupanti. I bambini rappresentano il 16,9% del totale della popolazione italiana. Di questi il 24,4% (uno su cinque) rischia la povertà, il 18,3% vive già in condizioni di miseria. Il 18,6% si trova in condizioni di deprivazione materiale e il 6,5% di povertà assoluta.
Sorprenderà poco sapere che le situazioni più difficili si trovano nel Mezzogiorno. Due bambini su tre a rischio povertà, e uno su due già poveri vivono in un paese del Sud. Le regioni più povere sono la Sicilia (44,2% dei minori), la Campania (31,9%) e la Basilicata (31,1%). Lombardia (7,3%), Emilia Romagna (7,5%) e Veneto (8,6%) sono quelle dove le condizioni di vita sono migliori.
Minori che abbandonano la scuola
Save the Children, nell’ “Atlante dell’infanzia a rischio“, mette in luce un dato sorprendente. La maggioranza dei giovani che abbandonano la scuola al primo anno di superiori sono quelli del Trentino Altro Adige e non di una regione del Sud.
I minori stranieri meno tutelati
Sono i minori italiani di seconda generazione, quelli cioè nati in Italia da genitori stranieri, i meno tutelati e i più a rischio. Save the Children lancia l’allarme: “Sono di fatto nuovi italiani, ai quali tuttavia una legge molto restrittiva riconosce la cittadinanza e il pieno riconoscimento dei diritti civili solo al compimento del diciottesimo anno”.
L’appello di Renato Schifani
Anche il Presidente del Senato, Renato Schifani, ha voluto celebrare la Giornata Nazionale dell’Infanzia: “A vent’anni dalla ratifica della Convenzione dei diritti del fanciullo, le notizie legate all’abuso dei diritti dell’infanzia continuano a manifestarsi in tutto il mondo”.
“Questa – ha aggiunto la seconda carica dello Stato italiano – è una data importante che ci impone nuove e costanti riflessioni sugli strumenti necessari alla tutela dei diritti e degli interessi dei bambini, vero patrimonio e futuro di tutti noi”.
“Investire sui minori – ha quindi concluso Schifani – non significa solo garantire sicurezza e dignità, ma anche le basi per un avvenire migliore”.
che di inchieste e riflessioni. Sono in aumento i minori vittime di abusi e quelli che vivono in povertà.
I casi di violenza sui bambini sono sempre di più, i dati forniti dalla polizia di stato sono allarmanti. Se nel 2009 i reati registrati erano 4.178, nel 2010 sono stati 4.293. A livello numerico la differenza è poca, ma bisogna considerare che ogni singola storia di violenza in più è un dramma enorme. Sono aumentati i casi prostituzione minorile, 55 in più del 2009. Per quanto riguarda la violenza sessuale le vittime nel 2010 sono state 763. 349 quelle che hanno subito una violenza sessuale aggravata.
Su Fatti di cronaca questi giorni abbiamo trattato due casi di abusi sessuali su minori. In entrambi la pedofilia si è consumata tra le mura di casa, in famiglia. Gli aguzzini erano i padri delle vittime. A Messina un uomo ha violentato per anni una bimba, figlia della donna con cui aveva una lunga relazione. Una volta arrestato e processato ha scoperto che era figlia anche di lui. A Benevento una ragazza di 26 anni ha trovato il coraggio di denunciare il padre solo dopo sedici anni di violenza. A quel punto la mamma e i fratelli si sono fatti avanti e hanno denunciato l’uomo anche per maltrattamenti.
Quando di parla di violenza sui minori, infatti, non bisogna pensare solo alla pedofilia. Ci sono tantissimi casi di maltrattamenti. Nel 2010, riportano i dati diffusi dall’associazione Terre des Hommes, i bambini e gli adolescenti picchiati sono stati 186, 1.004 hanno subito violenza in famiglia, 319 sono stati abbandonati. Ricordiamo che i dati si riferiscono solo ai casi denunciati. Provate a immaginare quanti sono quelli che restano nell’ombra.
I bambini e la povertà
Un bimbo su cinque in Italia è a rischio povertà. La crisi economica colpisce, inevitabilmente, anche i più piccoli. Save the Children lancia l’allarme e diffonde dati preoccupanti. I bambini rappresentano il 16,9% del totale della popolazione italiana. Di questi il 24,4% (uno su cinque) rischia la povertà, il 18,3% vive già in condizioni di miseria. Il 18,6% si trova in condizioni di deprivazione materiale e il 6,5% di povertà assoluta.
Sorprenderà poco sapere che le situazioni più difficili si trovano nel Mezzogiorno. Due bambini su tre a rischio povertà, e uno su due già poveri vivono in un paese del Sud. Le regioni più povere sono la Sicilia (44,2% dei minori), la Campania (31,9%) e la Basilicata (31,1%). Lombardia (7,3%), Emilia Romagna (7,5%) e Veneto (8,6%) sono quelle dove le condizioni di vita sono migliori.
Minori che abbandonano la scuola
Save the Children, nell’ “Atlante dell’infanzia a rischio“, mette in luce un dato sorprendente. La maggioranza dei giovani che abbandonano la scuola al primo anno di superiori sono quelli del Trentino Altro Adige e non di una regione del Sud.
I minori stranieri meno tutelati
Sono i minori italiani di seconda generazione, quelli cioè nati in Italia da genitori stranieri, i meno tutelati e i più a rischio. Save the Children lancia l’allarme: “Sono di fatto nuovi italiani, ai quali tuttavia una legge molto restrittiva riconosce la cittadinanza e il pieno riconoscimento dei diritti civili solo al compimento del diciottesimo anno”.
L’appello di Renato Schifani
Anche il Presidente del Senato, Renato Schifani, ha voluto celebrare la Giornata Nazionale dell’Infanzia: “A vent’anni dalla ratifica della Convenzione dei diritti del fanciullo, le notizie legate all’abuso dei diritti dell’infanzia continuano a manifestarsi in tutto il mondo”.
“Questa – ha aggiunto la seconda carica dello Stato italiano – è una data importante che ci impone nuove e costanti riflessioni sugli strumenti necessari alla tutela dei diritti e degli interessi dei bambini, vero patrimonio e futuro di tutti noi”.
“Investire sui minori – ha quindi concluso Schifani – non significa solo garantire sicurezza e dignità, ma anche le basi per un avvenire migliore”.
che di inchieste e riflessioni. Sono in aumento i minori vittime di abusi e quelli che vivono in povertà.
lunedì 13 febbraio 2012
Abusi sui minori: il Vaticano va al rendiconto Per la prima volta un convegno sulla pedofilia
Il simposio della Gregoriana dovrà sciogliere due nodi fondamentali: il vescovo deve denunciare sempre i crimini alle autorità di polizia o deve farlo solo nei paesi dove lo obbliga la legge? E poi: si dovranno aprire indagini per scoprire i casi insabbiati del passato? Su questo punto molti sono contrari
E’ la sfida del Vaticano dinanzi alle responsabilità della Chiesa per gli scandali di pedofilia. Confrontarsi con le vittime e riformare l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche rispetto a decenni (e secoli) di abusi. L’ambizioso progetto, che sarà lanciato in un simposio di quattro giorni all’università Gregoriana e che proseguirà con un programma di formazione continua sul web per la durata di tre anni, rivela la consapevolezza di papa Ratzinger della necessità di dare una scossa alla Chiesa universale perché nessuno si illuda che sia ‘passata’ la tempesta provocata dalle violenze ai minori. “Verso la guarigione e il rinnovamento” è il titolo dato all’iniziativa, sostenuta dalla Segreteria di Stato, dalla Congregazione per la Dottrina della fede e da altri dicasteri vaticani, che lunedì riunirà per la prima volta a Roma – a discutere con psicologi ed altri esperti – vescovi e religiosi di tutto il mondo, delegati di oltre cento episcopati e una trentina di ordini religiosi. A suo modo è un evento storico, che va al di là dell’emanazione di norme più severe da parte del Sant’Uffizio. L’obiettivo è quello di mobilitare tutta la Chiesa sul dramma (e le responsabilità) dell’abuso sessuale all’interno delle proprie file, gettando le basi di una strategia globale. Imperniata su tre punti: 1. attrezzare diocesi e parrocchie nella vigilanza, nella scoperta e nella denuncia del fenomeno; 2. coinvolgere concretamente nel contrasto alla pedofilia tutta la comunità ecclesiale; 3. portare in primo piano la sorte delle vittime, ascoltarle, prendersi cura di loro, accompagnarle in un percorso di guarigione dai traumi. Motori dell’iniziativa sono due personalità particolari. Un maltese e un tedesco. L’uno “promotore di giustizia” (procuratore generale) del Sant’Uffizio, l’altro cardinale di Monaco di Baviera. Il maltese Charles Scicluna, uomo di fiducia di Benedetto XVI, è il prelato che l’allora cardinale Ratzinger, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, spedì negli Stati Uniti e nel Messico durante l’agonia di Giovanni Paolo II per indagare sui crimini di Marcel Macial, fondatore dei Legionari di Cristo. In una dozzina di giorni, prima ancora che si aprisse il conclave che elesse Benedetto XVI, Scicluna tornò in Vaticano con prove schiaccianti che inchiodarono Macial e portarono alla sua rimozione e poi alla sua damnatio memoriae. Sull’Avvenire il maltese ha criticato nel 2010 la “cultura del silenzio”, che aleggia nella Chiesa italiana a proposito degli abusi. Oggi insiste sulla necessità di “prevenire altri crimini”, sostenendo che non bisogna “partire dall’omertà” ma bisogna avere di mira la guarigione delle vittime. Che anzitutto vanno ascoltate. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, è il cardinale che nella sua diocesi ha data carta bianca ad una donna, l’avvocato Marion Westpfahl, per un’inchiesta indipendente sugli abusi del clero.
Il risultato, comunicato pubblicamente, è che dal dopoguerra ad oggi si sono verificati nella diocesi monacense circa trecento casi di abuso, ignorando sistematicamente le vittime e con una diffusa manipolazione e distruzione della relativa documentazione. Domanda: come mai nessun cardinale italiano ha promosso una simile inchiesta? Perché non è stata aperta un’inchiesta ecclesiastica in nessuna parte d’Italia con la sola eccezione della diocesi di Bolzano-Bressanone? Sul sito della diocesi di Monaco appare ben chiaro l’indirizzo di due avvocati a cui le vittime possono rivolgersi per segnalare abusi. E anche il programma di rimborso delle terapie psicologiche e di risarcimento danni per i minori violati. Al convegno – cui seguirà a cura dell’università Gregoriana la creazione di una banca dati – interverrà una vittima celebre, l’irlandese Marie Collins. Nel 2009 denunciò “con orrore” il palleggio di responsabilità sul suo abuso tra le autorità di polizia e il suo vescovo. “Ero sorpresa di quanto fosse noto sul mio abusatore”, raccontò. Il vescovo ausiliare della sua diocesi avrebbe voluto denunciare il crimine, ma l’arcivescovo McQuaid non fece nulla. “Fui mobbizzata e minacciata”. Il simposio della Gregoriana dovrà sciogliere due nodi fondamentali. Dovrà o no il vescovo denunciare sempre i crimini alle autorità di polizia? O deve farlo solo nei paesi dove lo obbliga la legge? Papa Ratzinger finora non ha dato l’ordine di denunciare immediatamente. Tutte le associazioni a tutela delle vittime invece lo esigono. Il secondo nodo riguarda l’apertura di indagini per scoprire i crimini insabbiati del passato. Molti episcopati, fra cui l’italiano, non vorrebbero imboccare la strada della trasparenza a 360 gradi.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/abusi-sui-minori-il-vaticano-al-rendiconto/188975/
E’ la sfida del Vaticano dinanzi alle responsabilità della Chiesa per gli scandali di pedofilia. Confrontarsi con le vittime e riformare l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche rispetto a decenni (e secoli) di abusi. L’ambizioso progetto, che sarà lanciato in un simposio di quattro giorni all’università Gregoriana e che proseguirà con un programma di formazione continua sul web per la durata di tre anni, rivela la consapevolezza di papa Ratzinger della necessità di dare una scossa alla Chiesa universale perché nessuno si illuda che sia ‘passata’ la tempesta provocata dalle violenze ai minori. “Verso la guarigione e il rinnovamento” è il titolo dato all’iniziativa, sostenuta dalla Segreteria di Stato, dalla Congregazione per la Dottrina della fede e da altri dicasteri vaticani, che lunedì riunirà per la prima volta a Roma – a discutere con psicologi ed altri esperti – vescovi e religiosi di tutto il mondo, delegati di oltre cento episcopati e una trentina di ordini religiosi. A suo modo è un evento storico, che va al di là dell’emanazione di norme più severe da parte del Sant’Uffizio. L’obiettivo è quello di mobilitare tutta la Chiesa sul dramma (e le responsabilità) dell’abuso sessuale all’interno delle proprie file, gettando le basi di una strategia globale. Imperniata su tre punti: 1. attrezzare diocesi e parrocchie nella vigilanza, nella scoperta e nella denuncia del fenomeno; 2. coinvolgere concretamente nel contrasto alla pedofilia tutta la comunità ecclesiale; 3. portare in primo piano la sorte delle vittime, ascoltarle, prendersi cura di loro, accompagnarle in un percorso di guarigione dai traumi. Motori dell’iniziativa sono due personalità particolari. Un maltese e un tedesco. L’uno “promotore di giustizia” (procuratore generale) del Sant’Uffizio, l’altro cardinale di Monaco di Baviera. Il maltese Charles Scicluna, uomo di fiducia di Benedetto XVI, è il prelato che l’allora cardinale Ratzinger, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, spedì negli Stati Uniti e nel Messico durante l’agonia di Giovanni Paolo II per indagare sui crimini di Marcel Macial, fondatore dei Legionari di Cristo. In una dozzina di giorni, prima ancora che si aprisse il conclave che elesse Benedetto XVI, Scicluna tornò in Vaticano con prove schiaccianti che inchiodarono Macial e portarono alla sua rimozione e poi alla sua damnatio memoriae. Sull’Avvenire il maltese ha criticato nel 2010 la “cultura del silenzio”, che aleggia nella Chiesa italiana a proposito degli abusi. Oggi insiste sulla necessità di “prevenire altri crimini”, sostenendo che non bisogna “partire dall’omertà” ma bisogna avere di mira la guarigione delle vittime. Che anzitutto vanno ascoltate. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, è il cardinale che nella sua diocesi ha data carta bianca ad una donna, l’avvocato Marion Westpfahl, per un’inchiesta indipendente sugli abusi del clero.
Il risultato, comunicato pubblicamente, è che dal dopoguerra ad oggi si sono verificati nella diocesi monacense circa trecento casi di abuso, ignorando sistematicamente le vittime e con una diffusa manipolazione e distruzione della relativa documentazione. Domanda: come mai nessun cardinale italiano ha promosso una simile inchiesta? Perché non è stata aperta un’inchiesta ecclesiastica in nessuna parte d’Italia con la sola eccezione della diocesi di Bolzano-Bressanone? Sul sito della diocesi di Monaco appare ben chiaro l’indirizzo di due avvocati a cui le vittime possono rivolgersi per segnalare abusi. E anche il programma di rimborso delle terapie psicologiche e di risarcimento danni per i minori violati. Al convegno – cui seguirà a cura dell’università Gregoriana la creazione di una banca dati – interverrà una vittima celebre, l’irlandese Marie Collins. Nel 2009 denunciò “con orrore” il palleggio di responsabilità sul suo abuso tra le autorità di polizia e il suo vescovo. “Ero sorpresa di quanto fosse noto sul mio abusatore”, raccontò. Il vescovo ausiliare della sua diocesi avrebbe voluto denunciare il crimine, ma l’arcivescovo McQuaid non fece nulla. “Fui mobbizzata e minacciata”. Il simposio della Gregoriana dovrà sciogliere due nodi fondamentali. Dovrà o no il vescovo denunciare sempre i crimini alle autorità di polizia? O deve farlo solo nei paesi dove lo obbliga la legge? Papa Ratzinger finora non ha dato l’ordine di denunciare immediatamente. Tutte le associazioni a tutela delle vittime invece lo esigono. Il secondo nodo riguarda l’apertura di indagini per scoprire i crimini insabbiati del passato. Molti episcopati, fra cui l’italiano, non vorrebbero imboccare la strada della trasparenza a 360 gradi.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/abusi-sui-minori-il-vaticano-al-rendiconto/188975/
domenica 12 febbraio 2012
Pedofilia nel clero, il promotore di giustizia: “Basta con l’omertà”
A proposito della pedofilia nel clero si è espresso anche Charles J. Scicluna ed è il “promotore di giustizia” della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ciò che è emerso dalla sua opinione è il fatto che occorre finirla con l’omertà e che prestare attenzione alla reputazione della Chiesa non una priorità assoluta. Il punto principale consiste nella ricerca della verità, che non è una questione da sottovalutare, secondo l’alto prelato. Nel frattempo si sta lavorando a delle linee guida antipedofilia.
Le parole di Charles J. Scicluna sono state molto chiare: “Esiste
ancora nella Chiesa una certa cultura del silenzio, ma dobbiamo
uscirne. Basta con la mortale cultura dell’omertà. La ricerca della
verità è un dovere morale e legale. Perché chi inganna, chi non
denuncia, è nemico della giustizia e quindi della Chiesa.”
Intanto
nell’ambito del simposio internazionale «Verso la guarigione e il
rinnovamento», che sta vedendo riuniti vescovi, rappresentanti di
conferenze episcopali e ordini religiosi, sta mettendo a punto
comportamenti che dovranno essere seguiti negli ambienti ecclesiastici
di tutto il mondo.
Si sta quindi facendo sempre più strada la linea portata avanti da Benedetto XVI. A questo proposito monsignor Scicluna ha fatto presente: “Se
c’è un crimine, c’è il dovere di cooperare con la giustizia civile: il
Papa chiede piena cooperazione con le autorità civili e con le leggi
locali.”
L’intento è quello di agire , per fare prevenzione e per collaborare con le autorità civili, in modo da far diminuire i casi di abusi, che nell’ultimo decennio sarebbero pari a 4.000, di cui molti anche in Europa.
La responsabilità è anche dei vescovi,
secondo monsignor Scicluna, che spesso sottovalutano il problema, fanno
prevalere l’ottica del perdono, non sanno cogliere i campanelli
d’allarme e cadono in questo modo in degli errori che dovrebbero essere
evitati.
sabato 11 febbraio 2012
Come si capisce se chi hai davanti sa cosa vuol dire occuparsi delle vittime della pedofilia? Semplice. Basta ascoltare cosa dice. Guardarlo/a negli occhi ed caso
oltre cosa dice. Scorrere quel lungo elenco di parole, infilate una
dietro l’altra, per avere poi una chiara visuale del suo pensiero. E soprattutto per capire da che parte sta. Chi ieri durante un futile programma televisivo ha pronunciato le
seguenti parole, non solo ha già deciso da che parte stare. Ma
probabilmente vive grazie al vostro dolore. Più il dolore rimane, più
voi pagate: profumate parcelle. Di quelle che garantiscono le dosi
necessarie di botox, per accettarsi quando ci si guarda allo specchio e
nella società frequentata. Così come i maxy studi, dove ricevervi dopo
che avete passato almeno 4 assistenti, che neanche Lady Gaga. Luoghi dove al posto del vostro nome, vi viene assegnato un numero:
quello del protocollo della pratica che contiene i vostri dati
sensibili. Solo numeri. Voi. E quelli del vostro conto corrente saccheggiato per gonfiare il loro. Peccato. Se solo sapessero che la ricchezza più grande sta proprio nel guardarvi negli occhi e riportarvi alla vita. Queste le parole: “La pedofilia rimane un marchio per tutta la vita, il bambino non se ne libera più… Nella maggior parte dei casi il maschio abusato diventerà pedofilo, la femmina svilupperà disturbi alimentari”
Nota: più tardi le commentiamo. Una per una. Rimettendo le cose al giusto posto. Ve lo dobbiamo…
http://it.netlog.com/go/out/url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianofrassi.it%2Fblog%2Fauthor%2Fmaxfrassi
“Si deve parlare di pedofilia a scuola. E rendere dura la vita ai predatori di bambini!”
«Si deve parlare di pedofilia a scuola»
L’ESPERTO. Il bergamasco Massimiliano Frassi, presidente
dell’associazione Prometeo, segue da anni vicende legate alle
violenze sessuali commesse sui più piccoli «Quello di Vicenza non è un caso isolato. L’informazione fin dai
banchi di studio è decisiva per sconfiggere i predatori di bambini»
Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo Onlus per
la lotta alla pedofilia e la tutela dell’infanzia violata, ha presentato
“Il libro nero della pedofilia” per le edizioni “La Zisa” nella sala
polivalente a Ponte di Barbarano. Inevitabile parlare con lui della
vicenda del pediatra Mattiello arrestato per violenza su minori
«Purtroppo non è l’unico caso del genere – spiega -, anche a Bergamo,
dove vivo, un medico di base che ha visitato i bambini di un intero
quartiere è accusato di questi reati terribili. A Vicenza bisogna
elogiare la polizia per l’attenzione, la prudenza e la determinazione
con cui hanno affrontato il caso. È molto importante agire come si è
fatto col pediatra, per evitare che chi compie questi reati riesca a
trovare scappatoie per farla franca».
Come si spiega, Frassi, che una persona che gode della fiducia della
comunit! 4; possa rendersi protagonista di simili comportamenti senza
che nessuno se ne accorga per anni? «Purtroppo il pedofilo, che io
preferisco chiamare “predatore di bambini” – risponde -, è quasi sempre
una persona di cui ci si fida, un insospettabile difficile da
individuare. È un seduttore e manipolatore che con una pianificazione
criminale prima di agire conquista la fiducia dei familiari, in alcuni
casi grazie al proprio ruolo di medico, operatore sociale o parroco per
fare alcuni esempi, e poi mantiene nel terrore la vittima che subisce
gli abusi e non ha il coraggio di parlare».
A questo punto, Frassi, è giusto chiedersi come ci si deve comportare
per scoprire gli abusi o per prevenirli. «Bisogna avere il coraggio di
parlarne come fanno in America da anni – aggiunge -, dove nelle scuole
ci sono conferenze e incontri con esperti. Più se ne parla, più
diminuiscono i casi. Inoltre, i genitori devono informarsi sulle perso!
ne cui affidano i loro figli: chiedere alla scuole quali proto! colli
seguano per i casi sospetti, come scelgano gli insegnanti e gli
educatori, se sono in contatto con le forze dell’ordine. Bisogna fare di
tutto per rendere la vita difficile ai predatori di bambini. Inoltre,
va segnalato ogni minimo sospetto alle forze dell’ordine: solo così si
mantiene alta la guardia».
Frassi analizza che è fondamentale far capire alle vittime che nessun
abuso rimane per sempre, si può tornare a vivere una vita normale. «Ci
sono molti casi – spiega – in cui bambini e bambine riescono a superare i
traumi e poi diventano uomini e donne capaci di innamorarsi e di avere
bambini. Purtroppo ci sono anche casi in cui le ferite rimangono aperte,
come un’anziana signora che seguiamo che ha 86 anni e gli abusi
avvenuti 83 anni fa sembrano accaduti ieri, o una ragazza che ha subito
abusi dai 3 ai 17 anni e si è tolta la vita a 21». Il fenomeno della
pedofilia, osserva l’esperto, è in aumento e in mutazione. «I casi i che
abbiamo esaminato – conclude – fanno vedere che chi commette questi
crimini arriva da percorsi diversi. Ma, come dicono gli esperti
dell’Fbi, bisogna ricordarsi che “l’organo più sviluppato del pedofilo è
il cervello” con cui per anni inganna chi ripone fiducia in lui e
mantiene nel terrore e nel silenzio le vittime. Il pedofilo non è un
malato, è una mente criminale». FONTE: IL GIORNALE DI VICENZA – Nicola
Rezzara.
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/264699__si_deve_parlare_di_pedofilia_a_scuola/
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